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Voci di una terra: Basilicata andrà in onda nei seguenti orari (potrebbero esserci spoiler):
La prima tappa di questa escursione nella ricca terra di Basilicata ci porta nella sua zona nord, una zona impreziosita da una natura molto rigogliosa che fa da magnifico sfondo a testimonianze storiche di grande rilevanza: antiche vie romane, palazzi, castelli medievali. Un vulcano spento, il Vulture, sovrasta il corso del fiume Ofanto dominando quelle valli e laghi circostanti, che hanno visto le gesta dei sovrani della dinastia normanno-sveva, su tutti Federico II di Hohenstaufen, "stupore del mondo", vero genius loci di quei territori. La città di Melfi, col suo inconfondibile castello arroccato, ne stato il principale centro politico-culturale: sono anche state scritte pagine importanti dell'intera storia europea.
L'arte nascosta della Basilicata, con reperti che risalgono addirittura all'età preistorica dal Pleistocene al Mesolitico: ossa e zanne di elefante di 500.000 anni fa o i dipinti di animali, di 10.000 anni fa, ritrovati vicino a Filiano. È il tema al centro del documentario per la serie "Voci di una terra: Basilicata". Obiettivo anche sui dipinti paleocristiani e medievali racchiusi inizialmente dai monaci bizantini e benedettini nelle chiese scavate nelle grotte dai Sassi di Matera fino a Melfi. A questi segni di civiltà celati si contrappone una natura che si mostra in tutto il suo fascino: dalla gravina di Matera ai calanchi di Aliano. Una terra bellissima, dove però è sempre stato necessario adattarsi a condizioni ambientali spesso avverse.
Sulla costa ionica, a Metaponto e Policoro, storia, leggenda e natura si fondono e comunicano attraverso sassi remoti e resti di antichissime civiltà, in gran parte ancora sommersi. Questi resti hanno resistito a tutto, guerre, alluvioni, saccheggi e sono ancora lì a testimoniare di quel periodo grandioso durante il quale i Greci giunsero sulle sponde della Campania, Calabria, Puglia e Basilicata dando vita alla Magna Grecia. L'anima di queste civiltà viene custodita con coraggio e determinazione dagli archeologi, che, spesso tra disagi ed avversità, continuano a scavare per conservarne devotamente la memoria, al fianco di chi, riproponendo e rappresentando riti e miti ancestrali, ne divulga la bellezza.
L'arte nascosta della Basilicata, con reperti che risalgono addirittura all'età preistorica dal Pleistocene al Mesolitico: ossa e zanne di elefante di 500.000 anni fa o i dipinti di animali, di 10.000 anni fa, ritrovati vicino a Filiano. È il tema al centro del documentario per la serie "Voci di una terra: Basilicata". Obiettivo anche sui dipinti paleocristiani e medievali racchiusi inizialmente dai monaci bizantini e benedettini nelle chiese scavate nelle grotte dai Sassi di Matera fino a Melfi. A questi segni di civiltà celati si contrappone una natura che si mostra in tutto il suo fascino: dalla gravina di Matera ai calanchi di Aliano. Una terra bellissima, dove però è sempre stato necessario adattarsi a condizioni ambientali spesso avverse.
Se la terra talvolta distrugge, in Basilicata, grazie alla presenza di fiumi e laghi, scorre anche tanta vita, quella che solo l'acqua può portare. In questo nuovo viaggio, documentato da Pierluigi Castellano e in onda lunedì 17 dicembre alle 22.10 su Rai Storia, in primo piano il racconto delle risorse della Basilicata, delle sue ricchezze naturali e dell'intervento dell'uomo nel loro sfruttamento. E' da tempi antichissimi che nella Val d'Agri, una sorgente naturale d'acqua e idrocarburi scorre incessantemente e nella quale ci si può imbattere passeggiando vicino Tramutola. Mentre è l'estrazione di petrolio e metano quella che l'Ingegner Mattei vuole ampliare al massimo nel Secondo Dopoguerra l'ingegner Enrico Mattei, un progetto che si ferma con la sua tragica morte. La ricerca prosegue negli anni '80 e l'estrazione riprende dagli anni '90 in poi. Ed è sempre la Val d'Agri la protagonista di un devastante terremoto, che nel 1857 provoca almeno 11mila morti; un episodio di cui, l'anno seguente, il celebre romanziere inglese Charles Dickens scriverà in modo toccante.
L'arte nascosta della Basilicata, con reperti che risalgono addirittura all'età preistorica dal Pleistocene al Mesolitico: ossa e zanne di elefante di 500.000 anni fa o i dipinti di animali, di 10.000 anni fa, ritrovati vicino a Filiano. È il tema al centro del documentario per la serie "Voci di una terra: Basilicata". Obiettivo anche sui dipinti paleocristiani e medievali racchiusi inizialmente dai monaci bizantini e benedettini nelle chiese scavate nelle grotte dai Sassi di Matera fino a Melfi. A questi segni di civiltà celati si contrappone una natura che si mostra in tutto il suo fascino: dalla gravina di Matera ai calanchi di Aliano. Una terra bellissima, dove però è sempre stato necessario adattarsi a condizioni ambientali spesso avverse.