Controlla quando va in onda il programma Wild Italy: orario di oggi, stasera e nei prossimi giorni nella guida programmi TV.
Wild Italy andrà in onda nei seguenti orari (potrebbero esserci spoiler):
Nel Paleolitico, meno di centomila esseri umani si muovevano nel territorio della penisola. Questi uomini, muniti di pochi strumenti di pietra grezza, erano raccoglitori dei prodotti spontanei, dalle piante commestibili ai piccoli animali. Inizia così "l'anno Zero" della Storia della Natura in Italia: a: il punto di partenza della nostra civiltà, in un ambiente integro e privo di modificazioni antropiche.
Negli ultimi cinquanta anni la superficie forestale dell'Italia è aumentata di un buon dieci per cento, in pratica è come se una regione intera delle dimensioni della valle d'Aosta fatta di boschi di querce e di faggi, di pini e di lecci, si fosse aggiunta a quelle già esistenti. Una reazione selvosa pari, per dimensioni, a quella che accompagn nel Medioevo il crollo dell'Impero Romano e delle sue urbanizzazioni. Annidate nelle parti più inaccessibili del nostro territorio, alcune foreste relitte delle epoche glaciali, conservano il fascino dei boschi primigeni, con un corteggio di piante e di animali messi in pericolo dai cambiamenti climatici.
Nel Paleolitico, meno di centomila esseri umani si muovevano nel territorio della penisola. Questi uomini, muniti di pochi strumenti di pietra grezza, erano raccoglitori dei prodotti spontanei, dalle piante commestibili ai piccoli animali. Inizia così "l'anno Zero" della Storia della Natura in Italia: a: il punto di partenza della nostra civiltà, in un ambiente integro e privo di modificazioni antropiche.
Con una densità di popolazione umana fra le più basse in Europa, la Sardegna accoglie vasti territori caratterizzati da flora e faune incontaminate, le stesse che migliaia di anni fa incontrarono i primi abitanti dell'isola e poi i coloni fenici e romani. Ancora oggi ques'isola, cuore dell'Antica terra di Tirrenide oggi quasi completamente sommersa dal mare, stupisce per la ricchezza e la singolarità della sua biodiversità.
Globalizzazione della biodiversità significa che nel breve volgere di alcuni decenni il Mondo sarà popolato dallo stesso manipolo di piante e animali ubiquitari e adattabili, gli stessi nelle Americhe e in Europa, in Africa e in Asia. Anche l'Italia, con la sua incredibile biodiversità originaria, si sta incamminando sulla strada della globalizzazione, con l'invasione di specie che cancellano le forme autoctone, creando comunque nuovi equilibri e nuovereti ecologiche alle quali, volenti o nolenti, dobbiamo comunque abituarci.
Con una densità di popolazione umana fra le più basse in Europa, la Sardegna accoglie vasti territori caratterizzati da flora e faune incontaminate, le stesse che migliaia di anni fa incontrarono i primi abitanti dell'isola e poi i coloni fenici e romani. Ancora oggi ques'isola, cuore dell'Antica terra di Tirrenide oggi quasi completamente sommersa dal mare, stupisce per la ricchezza e la singolarità della sua biodiversità.
Globalizzazione della biodiversità significa che nel breve volgere di alcuni decenni il Mondo sarà popolato dallo stesso manipolo di piante e animali ubiquitari e adattabili, gli stessi nelle Americhe e in Europa, in Africa e in Asia. Anche l'Italia, con la sua incredibile biodiversità originaria, si sta incamminando sulla strada della globalizzazione, con l'invasione di specie che cancellano le forme autoctone, creando comunque nuovi equilibri e nuovereti ecologiche alle quali, volenti o nolenti, dobbiamo comunque abituarci.
Negli ultimi cinquanta anni la superficie forestale dell'Italia è aumentata di un buon dieci per cento, in pratica è come se una regione intera delle dimensioni della valle d'Aosta fatta di boschi di querce e di faggi, di pini e di lecci, si fosse aggiunta a quelle già esistenti. Una reazione selvosa pari, per dimensioni, a quella che accompagnò nel Medioevo il crollo dell'Impero Romano e delle sue urbanizzazioni. Annidate nelle parti più inaccessibili del nostro territorio, alcune foreste relitte delle epoche glaciali, conservano il fascino dei boschi primigeni, con un corteggio di piante e di animali messi in pericolo dai cambiamenti climatici.
Negli ultimi cinquanta anni la superficie forestale dell'Italia è aumentata di un buon dieci per cento, in pratica è come se una regione intera delle dimensioni della valle d'Aosta fatta di boschi di querce e di faggi, di pini e di lecci, si fosse aggiunta a quelle già esistenti. Una reazione selvosa pari, per dimensioni, a quella che accompagn nel Medioevo il crollo dell'Impero Romano e delle sue urbanizzazioni. Annidate nelle parti più inaccessibili del nostro territorio, alcune foreste relitte delle epoche glaciali, conservano il fascino dei boschi primigeni, con un corteggio di piante e di animali messi in pericolo dai cambiamenti climatici.
Negli ultimi cinquanta anni la superficie forestale dell'Italia è aumentata di un buon dieci per cento, in pratica è come se una regione intera delle dimensioni della valle d'Aosta fatta di boschi di querce e di faggi, di pini e di lecci, si fosse aggiunta a quelle già esistenti. Una reazione selvosa pari, per dimensioni, a quella che accompagnò nel Medioevo il crollo dell'Impero Romano e delle sue urbanizzazioni. Annidate nelle parti più inaccessibili del nostro territorio, alcune foreste relitte delle epoche glaciali, conservano il fascino dei boschi primigeni, con un corteggio di piante e di animali messi in pericolo dai cambiamenti climatici.
Una serie di documentari, realizzati con le tecniche digitali più avanzate, in full HD da Francesco Petretti, l'impiego di riprese subacquee e soprattutto un grande investimento di tempo e di conoscenze biologiche sulla flora e sulla fauna, descrivono "il cuore selvaggio" dell'Italia, dal Nord alle isole del canale di Sicilia, rivelando fatti straordinari come la sopravvivenza di orsi e lupi a un'ora di auto dalle grandi città e la coabitazione di animali rari e minacciati con le attività umane tradizionali.
Scenografia d'elezione per molti film western negli anni Sessanta e Settanta, i monti della Tolfa, un compresorio collinare di boschi di querce e pascoli di asfodeli alle spalle della costa tirrenica a Nord di Roma, conserva solitudini e spazi propri di altre epoche. Qui regnano molti signori della vita selvatica, dai lupi al gatto selvatico, dal cinghiale all'istrice, ma il simbolo è sicuramente l'aquila dei serpenti, un maestoso rapace specializzato nella cattura dei serpenti più grandi e pericolosi.
Scenografia d'elezione per molti film western negli anni Sessanta e Settanta, i monti della Tolfa, un compresorio collinare di boschi di querce e pascoli di asfodeli alle spalle della costa tirrenica a Nord di Roma, conserva solitudini e spazi propri di altre epoche. Qui regnano molti signori della vita selvatica, dai lupi al gatto selvatico, dal cinghiale all'istrice, ma il simbolo è sicuramente l'aquila dei serpenti, un maestoso rapace specializzato nella cattura dei serpenti più grandi e pericolosi.
Cinghiali nelle strade delle metropoli, piccoli aironi che piovono dai pini nei giardini pubblici, gabbiani che attaccano gli uomini, milioni di storni che prendono possesso dei viali alberati si uniscono agli inquilini di sempre delle città, ratti, passeri e colombi, portando un arricchimento incredibile della biodiversità e scatenando una serie di inarrestabili conflitti con gli Umani. Le città diventano quindi laboratori dell'evoluzione accelerata, i luoghi privilegiati dove le spinte adattative costringono piante e animali a sfoggiare un repertorio sempre nuovo di soluzioni e di adattamenti, alcuni decisamente stravaganti e sorprendenti.
Cinghiali nelle strade delle metropoli, piccoli aironi che piovono dai pini nei giardini pubblici, gabbiani che attaccano gli uomini, milioni di storni che prendono possesso dei viali alberati si uniscono agli inquilini di sempre delle città, ratti, passeri e colombi, portando un arricchimento incredibile della biodiversità e scatenando una serie di inarrestabili conflitti con gli Umani. Le città diventano quindi laboratori dell'evoluzione accelerata, i luoghi privilegiati dove le spinte adattative costringono piante e animali a sfoggiare un repertorio sempre nuovo di soluzioni e di adattamenti, alcuni decisamente stravaganti e sorprendenti.
Una serie di documentari, realizzati con le tecniche digitali più avanzate, in full HD da Francesco Petretti, l'impiego di riprese subacquee e soprattutto un grande investimento di tempo e di conoscenze biologiche sulla flora e sulla fauna, descrivono "il cuore selvaggio" dell'Italia, dal Nord alle isole del canale di Sicilia, rivelando fatti straordinari come la sopravvivenza di orsi e lupi a un'ora di auto dalle grandi città e la coabitazione di animali rari e minacciati con le attività umane tradizionali.