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Le regioni, previste dalla Costituzione negli articoli 114 e 131, vengono avviate con le elezioni del 1970, 22 anni dopo l'entrata in vigore della Carta. Le ragioni della resistenza all'applicazione vengono descritte dal segretario generale del ministero della Costituente, Massimo Saverio Giannini, e dai costituenti Tommaso Zerbi, Luigi Gui e Fiorentino Sullo.
L'articolo 7, che sancisce i rapporti tra Repubblica italiana e Vaticano confermando i Patti Lateranensi del 1929, viene votato con la seduta fiume del 25 marzo 1947, con storici interventi di De Gasperi, Nenni e Togliatti. A testimoniarla, Nilde Iotti, Teresa Mattei, Filomena Delli Castelli e Walter Binni.
Sul dibattito alla Costituente per gli articoli 29 e 30, dedicati alla famiglia, riferiscono Nilde Iotti, Nadia Gallico Spano e Teresa Mattei: in particolare, si discute della parità uomo-donna, infine sancita dal Diritto di Famiglia del 1975, e del voto contrario all'indissolubilità del matrimonio, che consentirà nel 1970 la legge sul divorzio.
L'approvazione del voto delle donne, sia come votanti che come candidate, è preso di comune accordo da Togliatti e De Gasperi dal 31 gennaio 1945, ritenendolo prioritario per la costruzione della nuova Italia. Ne parlano Nilde Iotti, Mauro Ferri, Filomena Delli Castelli e Nadia Gallico Spano, che ricorda il dibattito sull'articolo 37 sulla parità salariale. Infine, si parla delle discriminazioni all'accesso di alcune professioni, come la magistratura e la diplomazia, superate con la legge n.66 del 1963.
L'articolo 33 sancisce la libertà di arte, scienza e insegnamento, come rammenta Oscar Luigi Scalfaro. Come ricordano i costituenti Bianca Bianchi e Antonio Giolitti, questo e altri articoli rappresentano il risveglio culturale del dopoguerra e dei grandi nomi della cultura presenti nell'Assemblea, come Benedetto Croce e Concetto Marchesi, mentre Giovanni Leone ricorda Arturo Carlo Jemolo. L'articolo 33 garantisce anche la scuola privata, 'senza oneri dello Stato', come ricordano Giulio Andreotti e Mauro Ferri.
Lo storico della stampa italiana, Paolo Murualdi, commenta il panorama editoriale del dopoguerra e i riflessi nell'Assemblea Costituente, come ricordano Giulio Andreotti e Antonio Giolitti. Il giornalista Rai Jader Jacobelli ricorda il primo "scandalo" giornalistico provocato dal separatista Finocchiaro Aprile contro due ministri, difesi da governo e opposizione.