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Sulla sua lapide ha fatto scrivere semplicemente 'viaggiatore'. Ma il fiorentino Tiziano Terzani (1938-2004), di professione giornalista e scrittore, è stato molto di più. I suoi reportage sono entrati nella storia del giornalismo. Dall'apartheid in Sudafrica, alle guerre nel Sud-est asiatico, dalla Cina maoista, alla corsa giapponese verso la modernità, dal crollo dell'Unione Sovietica, agli attentati dell'11 settembre. Le sue parole gli hanno spesso fruttato le ire del potere e l'ammirazione dei lettori, colpiti dalla profondità del suo sguardo sul mondo e dalla sua onestà intellettuale. Perfino quando, nell'ultima fase della sua vita, colpito da un tumore, dalla guerra e la politica è passato a scrivere di morte e di spiritualità. È la fase in cui ha lasciato il suo nome per prendere quello di Atman "il senza nome". Vivrà alle pendici dell'Himalaya e in un ashram indiano. Praticherà il silenzio. Rifletterà sul senso della vita e della morte. Scriverà il suo ultimo libro "L'ultimo giro di giostra", racconto del suo più impegnativo e profondo viaggio. 22 anni dopo la sua morte, la sua voce di pace è oggi perfino più attuale. A "Passato e Presente", in studio con Paolo Mieli lo storico Franco Cardini, che lo conobbe da vicino.
Sulla sua lapide ha fatto scrivere semplicemente 'viaggiatore'. Ma il fiorentino Tiziano Terzani (1938-2004), di professione giornalista e scrittore, è stato molto di più. I suoi reportage sono entrati nella storia del giornalismo. Dall'apartheid in Sudafrica, alle guerre nel Sud-est asiatico, dalla Cina maoista, alla corsa giapponese verso la modernità, dal crollo dell'Unione Sovietica, agli attentati dell'11 settembre. Le sue parole gli hanno spesso fruttato le ire del potere e l'ammirazione dei lettori, colpiti dalla profondità del suo sguardo sul mondo e dalla sua onestà intellettuale. Perfino quando, nell'ultima fase della sua vita, colpito da un tumore, dalla guerra e la politica è passato a scrivere di morte e di spiritualità. È la fase in cui ha lasciato il suo nome per prendere quello di Atman "il senza nome". Vivrà alle pendici dell'Himalaya e in un ashram indiano. Praticherà il silenzio. Rifletterà sul senso della vita e della morte. Scriverà il suo ultimo libro "L'ultimo giro di giostra", racconto del suo più impegnativo e profondo viaggio. 22 anni dopo la sua morte, la sua voce di pace è oggi perfino più attuale. A "Passato e Presente", in studio con Paolo Mieli lo storico Franco Cardini, che lo conobbe da vicino.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Sulla sua lapide ha fatto scrivere semplicemente 'viaggiatore'. Ma il fiorentino Tiziano Terzani (1938-2004), di professione giornalista e scrittore, è stato molto di più. I suoi reportage sono entrati nella storia del giornalismo. Dall'apartheid in Sudafrica, alle guerre nel Sud-est asiatico, dalla Cina maoista, alla corsa giapponese verso la modernità, dal crollo dell'Unione Sovietica, agli attentati dell'11 settembre. Le sue parole gli hanno spesso fruttato le ire del potere e l'ammirazione dei lettori, colpiti dalla profondità del suo sguardo sul mondo e dalla sua onestà intellettuale. Perfino quando, nell'ultima fase della sua vita, colpito da un tumore, dalla guerra e la politica è passato a scrivere di morte e di spiritualità. È la fase in cui ha lasciato il suo nome per prendere quello di Atman "il senza nome". Vivrà alle pendici dell'Himalaya e in un ashram indiano. Praticherà il silenzio. Rifletterà sul senso della vita e della morte. Scriverà il suo ultimo libro "L'ultimo giro di giostra", racconto del suo più impegnativo e profondo viaggio. 22 anni dopo la sua morte, la sua voce di pace è oggi perfino più attuale. A "Passato e Presente", in studio con Paolo Mieli lo storico Franco Cardini, che lo conobbe da vicino.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Il paese nordafricano era un protettorato francese dal 1881. Bourguiba ottiene l'indipendenza senza spargimenti di sangue, cosa che gli fa ottenere le simpatie del mondo occidentale, insieme all'impronta fortemente laica che dà al suo programma di riforme. Abolisce la poligamia, elimina l'istituto del ripudio, solo maschile, e introduce il divorzio, dando alle donne tunisine un grado di emancipazione di tipo europeo. Nei trent'anni di presidenza Bourghiba modernizza la Tunisia e la battaglia più dura sarà quella di fare uscire il paese dalla condizione di sottosviluppo economico. Non ci riuscirà mai pienamente e per sedare le numerose rivolte sociali dovrà spesso inasprire i tratti autoritari del suo regime monopartitico. Gli ultimi dieci anni, segnati anche dall'invecchiamento e dalla malattia, vedranno progressivamente indebolire il suo potere, fino al colpo di mano con cui Ben Ali, il 7 novembre 1987, lo deporrà dalla presidenza e prenderà il suo posto.
Nel settembre del 1990, l'arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, nomina Don Giuseppe Puglisi parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno storce la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell'intera città.
Nel settembre del 1990, l'arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, nomina Don Giuseppe Puglisi parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno storce la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell'intera città.
Nel settembre del 1990, l'arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, nomina Don Giuseppe Puglisi parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno storce la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell'intera città.
Nel settembre del 1990, l'arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, nomina Don Giuseppe Puglisi parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno storce la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell'intera città.
Nel settembre del 1990, l'arcivescovo di Palermo, Salvatore Pappalardo, nomina Don Giuseppe Puglisi parroco della piccola chiesa di San Gaetano a Brancaccio, quartiere periferico di Palermo. Qualcuno storce la bocca perché don Pino, che si è occupato soprattutto di pastorale giovanile, non sembra avere il profilo giusto per operare in una zona ad alta densità mafiosa. E invece gli bastano tre anni per sconvolgere la vita del quartiere e dell'intera città.
All'inizio degli anni Sessanta, una band formata da quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, scala in poco tempo le classifiche musicali, prima d'Inghilterra e poi di tutto il mondo. I Beatles fanno il tutto esaurito ovunque, le ragazze per loro urlano e si strappano i capelli. Il gruppo riceve ogni giorno migliaia di lettere dai fan e dove arriva provoca disordini a causa della folla che lo acclama. È la "Beatlemania". Ne parlano il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Il successo porta i Beatles a essere "più famosi di Gesù Cristo", come dichiarerà in una celebre e controversa frase il loro leader John Lennon. Negli anni Sessanta, quando il fermento giovanile trova sbocco nelle proteste e nelle manifestazioni di massa e i gruppi radicali sognano un mondo diverso, la loro musica fa da colonna sonora, segnando non solo la storia della musica, ma un'intera epoca.
All'inizio degli anni Sessanta, una band formata da quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, scala in poco tempo le classifiche musicali, prima d'Inghilterra e poi di tutto il mondo. I Beatles fanno il tutto esaurito ovunque, le ragazze per loro urlano e si strappano i capelli. Il gruppo riceve ogni giorno migliaia di lettere dai fan e dove arriva provoca disordini a causa della folla che lo acclama. È la "Beatlemania". Ne parlano il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Il successo porta i Beatles a essere "più famosi di Gesù Cristo", come dichiarerà in una celebre e controversa frase il loro leader John Lennon. Negli anni Sessanta, quando il fermento giovanile trova sbocco nelle proteste e nelle manifestazioni di massa e i gruppi radicali sognano un mondo diverso, la loro musica fa da colonna sonora, segnando non solo la storia della musica, ma un'intera epoca.
All'inizio degli anni Sessanta, una band formata da quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, scala in poco tempo le classifiche musicali, prima d'Inghilterra e poi di tutto il mondo. I Beatles fanno il tutto esaurito ovunque, le ragazze per loro urlano e si strappano i capelli. Il gruppo riceve ogni giorno migliaia di lettere dai fan e dove arriva provoca disordini a causa della folla che lo acclama. È la "Beatlemania". Ne parlano il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Il successo porta i Beatles a essere "più famosi di Gesù Cristo", come dichiarerà in una celebre e controversa frase il loro leader John Lennon. Negli anni Sessanta, quando il fermento giovanile trova sbocco nelle proteste e nelle manifestazioni di massa e i gruppi radicali sognano un mondo diverso, la loro musica fa da colonna sonora, segnando non solo la storia della musica, ma un'intera epoca.
All'inizio degli anni Sessanta, una band formata da quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, scala in poco tempo le classifiche musicali, prima d'Inghilterra e poi di tutto il mondo. I Beatles fanno il tutto esaurito ovunque, le ragazze per loro urlano e si strappano i capelli. Il gruppo riceve ogni giorno migliaia di lettere dai fan e dove arriva provoca disordini a causa della folla che lo acclama. È la "Beatlemania". Ne parlano il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Il successo porta i Beatles a essere "più famosi di Gesù Cristo", come dichiarerà in una celebre e controversa frase il loro leader John Lennon. Negli anni Sessanta, quando il fermento giovanile trova sbocco nelle proteste e nelle manifestazioni di massa e i gruppi radicali sognano un mondo diverso, la loro musica fa da colonna sonora, segnando non solo la storia della musica, ma un'intera epoca.
È il 1919 quando Friedrich Ebert diventa il primo Capo di Stato democraticamente eletto nella storia tedesca. Primo socialdemocratico, primo civile alla guida del Paese, guida la Germania nel difficile passaggio dalla sconfitta del 1918, col crollo dell'impero, alla nascita della Repubblica di Weimar. Governa in anni di rivolte, crisi economiche e tensioni sociali, cercando di costruire e difendere le nuove istituzioni democratiche, nel tentativo di salvare lo Stato. Scelse l'ordine e la stabilità, pagando il prezzo di una Repubblica nata tra conflitti laceranti e compromessi. E, ancora oggi, la sua figura divide proprio tra chi lo vede garante della stabilità, e chi leader dalle scelte controverse. Un protagonista decisivo, ma dalla memoria ancora complessa. In studio, con paolo Mieli, il prof. Christoph Cornelissen.
All'inizio degli anni Sessanta, una band formata da quattro ragazzi di Liverpool, i Beatles, scala in poco tempo le classifiche musicali, prima d'Inghilterra e poi di tutto il mondo. I Beatles fanno il tutto esaurito ovunque, le ragazze per loro urlano e si strappano i capelli. Il gruppo riceve ogni giorno migliaia di lettere dai fan e dove arriva provoca disordini a causa della folla che lo acclama. È la "Beatlemania". Ne parlano il professor Ferdinando Fasce e Paolo Mieli in questa puntata di "Passato e Presente". Il successo porta i Beatles a essere "più famosi di Gesù Cristo", come dichiarerà in una celebre e controversa frase il loro leader John Lennon. Negli anni Sessanta, quando il fermento giovanile trova sbocco nelle proteste e nelle manifestazioni di massa e i gruppi radicali sognano un mondo diverso, la loro musica fa da colonna sonora, segnando non solo la storia della musica, ma un'intera epoca.
È il 1919 quando Friedrich Ebert diventa il primo Capo di Stato democraticamente eletto nella storia tedesca. Primo socialdemocratico, primo civile alla guida del Paese, guida la Germania nel difficile passaggio dalla sconfitta del 1918, col crollo dell'impero, alla nascita della Repubblica di Weimar. Governa in anni di rivolte, crisi economiche e tensioni sociali, cercando di costruire e difendere le nuove istituzioni democratiche, nel tentativo di salvare lo Stato. Scelse l'ordine e la stabilità, pagando il prezzo di una Repubblica nata tra conflitti laceranti e compromessi. E, ancora oggi, la sua figura divide proprio tra chi lo vede garante della stabilità, e chi leader dalle scelte controverse. Un protagonista decisivo, ma dalla memoria ancora complessa. In studio, con paolo Mieli, il prof. Christoph Cornelissen.
È il 1919 quando Friedrich Ebert diventa il primo Capo di Stato democraticamente eletto nella storia tedesca. Primo socialdemocratico, primo civile alla guida del Paese, guida la Germania nel difficile passaggio dalla sconfitta del 1918, col crollo dell'impero, alla nascita della Repubblica di Weimar. Governa in anni di rivolte, crisi economiche e tensioni sociali, cercando di costruire e difendere le nuove istituzioni democratiche, nel tentativo di salvare lo Stato. Scelse l'ordine e la stabilità, pagando il prezzo di una Repubblica nata tra conflitti laceranti e compromessi. E, ancora oggi, la sua figura divide proprio tra chi lo vede garante della stabilità, e chi leader dalle scelte controverse. Un protagonista decisivo, ma dalla memoria ancora complessa. In studio, con paolo Mieli, il prof. Christoph Cornelissen.
È il 1919 quando Friedrich Ebert diventa il primo Capo di Stato democraticamente eletto nella storia tedesca. Primo socialdemocratico, primo civile alla guida del Paese, guida la Germania nel difficile passaggio dalla sconfitta del 1918, col crollo dell'impero, alla nascita della Repubblica di Weimar. Governa in anni di rivolte, crisi economiche e tensioni sociali, cercando di costruire e difendere le nuove istituzioni democratiche, nel tentativo di salvare lo Stato. Scelse l'ordine e la stabilità, pagando il prezzo di una Repubblica nata tra conflitti laceranti e compromessi. E, ancora oggi, la sua figura divide proprio tra chi lo vede garante della stabilità, e chi leader dalle scelte controverse. Un protagonista decisivo, ma dalla memoria ancora complessa. In studio, con paolo Mieli, il prof. Christoph Cornelissen.
Il 1° ottobre 1969, a Sestri Levante, Dario Fo porta in scena, la "giullarata": Mistero buffo. La stagione teatrale 1969/1970 è una lunga tournée da nord a sud dell'Italia, dai circoli Arci di Ragusa alle case del popolo di Milano, dalle fabbriche di Trieste alle scuole di Genova. Il successo è enorme, e regala al pubblico alcuni pezzi indimenticabili, come "La fame dello Zanni". Sette anni dopo, il 22 aprile 1977, Mistero buffo approda sulla seconda rete RAI. Un lungo lavoro di ricerca e di invenzione del linguaggio che molti anni dopo gli varrà l'Oscar per la letteratura. Tra le motivazioni dell'Accademia di Svezia "l'eccezionale vitalità e portata artistiche delle sue opere che, nella tradizione dei giullari medievali, fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
staldi con il prof. Isabella Insolvibile - RUBRICA - Quando Italo Balbo diventa Ministro dell'Aeronautica lo vuole come capo gabinetto al ministero e come suo uomo d - i fiducia. - Conduce Paolo Mieli Con la partecipazione di Samuel Boscarello Un programma di Alessandra Bisegna, Sara Chiaretti, Paolo Mieli Con la consulenza di Cristoforo Gorno Produttore esecutivo Valentina Tassini Regia di Davide Frasnelli
Il 1° ottobre 1969, a Sestri Levante, Dario Fo porta in scena, la "giullarata": Mistero buffo. La stagione teatrale 1969/1970 è una lunga tournée da nord a sud dell'Italia, dai circoli Arci di Ragusa alle case del popolo di Milano, dalle fabbriche di Trieste alle scuole di Genova. Il successo è enorme, e regala al pubblico alcuni pezzi indimenticabili, come "La fame dello Zanni". Sette anni dopo, il 22 aprile 1977, Mistero buffo approda sulla seconda rete RAI. Un lungo lavoro di ricerca e di invenzione del linguaggio che molti anni dopo gli varrà l'Oscar per la letteratura. Tra le motivazioni dell'Accademia di Svezia "l'eccezionale vitalità e portata artistiche delle sue opere che, nella tradizione dei giullari medievali, fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati. In studio con Paolo Mieli il professor David Bidussa.
staldi con il prof. Isabella Insolvibile - RUBRICA - Quando Italo Balbo diventa Ministro dell'Aeronautica lo vuole come capo gabinetto al ministero e come suo uomo d - i fiducia. - Conduce Paolo Mieli Con la partecipazione di Samuel Boscarello Un programma di Alessandra Bisegna, Sara Chiaretti, Paolo Mieli Con la consulenza di Cristoforo Gorno Produttore esecutivo Valentina Tassini Regia di Davide Frasnelli
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
La nascita del capolavoro dantesco, intrecciata alla vita del suo creatore: in questa puntata di "Passato e Presente", Paolo Mieli ospita il professor Giuseppe Ledda, docente di letteratura italiana all'Università di Bologna, membro del comitato scientifico della Società Dantesca Italiana e del Gruppo Dante dell'Associazione degli Italianisti, e autore di numerosi saggi su Dante e sulla Commedia. Il racconto della puntata, scandito dalla lettura di brani delle opere di Dante, seguirà il percorso della creazione della Commedia, legando la composizione dei canti agli episodi più significativi della vita del poeta. Il primo capitolo parte dalla fine della "Vita Nova", dove Dante annuncia un'opera dedicata a Beatrice ascesa in Paradiso, e si chiude con la sconfitta politica e l'esilio, durante il quale il poeta definisce il suo ruolo di intellettuale, riscopre nel "Convivio" l'attualità politica dell'impero e rilegge il poema virgiliano dell'Eneide. Il secondo capitolo si concentra su "l'ideazione della Commedia e la scrittura dell'inferno" e racconta come, attraverso il recupero del modello virgiliano del viaggio nell'al di là, si realizza la sintesi tra il progetto di poema paradisiaco dedicato a Beatrice e quello politico morale dedicato a Virgilio. Il terzo capitolo si concentra infine sul sorgere e sul tramontare delle speranze politiche di Dante legate alla discesa di Arrigo VII in Italia e sul passaggio quindi "dal sogno imperiale alla città celeste: Purgatorio e Paradiso" e racconta la stesura della seconda e della terza cantica della Commedia, collegandola agli anni di esilio sino all'approdo a Verona e poi a Ravenna.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
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Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Storia nelle diverse epoche confrontandole con i nostri tempi. Ogni giorno un grande studioso di fama risponde alle domande di Paolo Mieli e di tre giovani storici delle università italiane. Un racconto sui fatti, la ciclicità e i protagonisti della storia, conciliando il rigore scientifico con un linguaggio televisivo accessibile a tutti.
Dopo aver superato gli anni vissuti dalla regina Vittoria nel 2015, Elisabetta II è il monarca britannico più longevo. E nel febbraio 2022, con i 70 anni di regno, raggiungerà un altro primato. È la regina dei record il personaggio raccontato da Paolo Mieli con la professoressa Valentina Villa in questa puntata di "Passato e Presente". Elisabetta II diventa sovrana del Regno Unito il 6 febbraio 1952 alla morte del padre, Giorgio VI. Incoronata regina l'anno successivo, il 2 giugno 1953, Elisabetta di Windsor inizia il suo difficile cammino sotto l'ala protettrice di Winston Churchill, il suo primo ministro per quattro anni. Nel suo lungo regno ha vissuto il progressivo smantellamento dell'Impero britannico, attraversato guerre, grandi sconvolgimenti economici e sociali. E molte avversità, pubbliche e private, come la morte di lady Diana Spencer, ex moglie del suo primogenito ed erede al trono Carlo D'Inghilterra, che segna un passaggio cruciale del suo regno e della stessa monarchia inglese.